Cosa resta della dignità umana dopo l’inferno del lager? Questo saggio esplora il trauma indelebile della deportazione attraverso il pensiero di Primo Levi e Jean Améry. Lungi dal rappresentare un momento di spensieratezza, la liberazione si rivela l’inizio di un doloroso conflitto con la memoria dell’offesa, con il senso di colpa dei sopravvissuti e con un risentimento che esige verità morale. Attraverso i concetti di “zona grigia”, di perdita della patria e di sradicamento linguistico – integrati dalle riflessioni di Maria Zambrano e Donatella Di Cesare – l’esilio viene analizzato come una categoria esistenziale profonda. Un percorso intenso che invita a coltivare uno sguardo sempre critico sulla realtà, affinché la memoria della Shoah rimanga un monito perenne a difesa dell’umanità e della pluralità.
Elena Baccini è nata il 14 agosto del 2000 a Latina, dove nel 2019 si è diplomata presso il liceo Alessandro Manzoni, indirizzo scienze umane. Nel 2024 ha conseguito la laurea in Lettere moderne alla Sapienza di Roma, università presso cui sta frequentando il corso di laurea magistrale in Filologia moderna.



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