“Il mio esistere è un intreccio complesso di traiettorie che mi accingo a donare all’altro, un messaggio di amore, un incoraggiamento a non fermarsi, a riprendere sempre con gioia la salita, anche quando la speranza di riuscire viene meno. Nella notte più buia non siamo mai soli: basta alzare con coraggio gli occhi al cielo e in un angolo di infinito scorgeremo di nuovo lo scintillio della nostra stella polare”.
Fiorella Bellachioma ha insegnato filosofia e storia nei Licei, attualmente è in pensione. Nel 1993 ha conseguito il Diploma di specializzazione presso la Scuola sperimentale antropologico-trasformazionale dell’ASL Napoli 1, riconosciuta nel 2003, a livello nazionale, come Scuola Sperimentale per la Formazione alla Psicoterapia e alla Ricerca nel Campo delle Scienze Umane Applicate dell’ASL Napoli 1. Dall’istituzione di quest’ultima al 2020 ha svolto in essa il ruolo di docente di Storia della filosofia e dal 2021 a tutt’oggi di Fondamenti Filosofici della Cura Fenomenologica.
Ha pubblicato i seguenti saggi:
- “Le sabbie dorate del fiume”, in «Rivista delle antropologie trasformazionali», n. 1, Pironti ed., gennaio/aprile 1996.
- Zeitlose. La passione del viaggio comune tra cura e didattica, Guida ed., Napoli, 2003.
- Zauberkreis. Il circolo incantato tra singolo e comunità, Diogene Edizioni, Pomigliano d’Arco (NA), 2014a.
- “L’errore di Eros” in Grieco F., Vivard E. (a cura di) (2014), Fluenza. Forme e strutture della cura, Kion Editrice, Terni, 2014b.
- Zoe-zetesis. Natura vivente e ricerca per una didattica ecodiadromica, Guida ed., Napoli, 2021
- “Complessità, ecodiadromia e bellezza”, in Mirelli R. e Le Moli A., Bellezza. Può davvero salvare il mondo?, Doppiavoce, Napoli, 2023.
Eclissi di una stella polare rappresenta il suo esordio nella narrativa.








Fabrizio Pagano –
Il racconto, in Eclissi di una stella polare di Fiorella Bellachioma, è lucido, autentico, concreto. La concretezza deriva a Fiorella dai ricordi recuperati, talora con fatica e dolore, anche quello fisico, dovuto al semplice fatto di aver distrutto le pagine dei suoi diari, fonti preziose di questa ricostruzione, dopo averne attinto la linfa che le serviva, come mi raccontò lo scorso anno. Il racconto è concreto e, per quanti hanno avuto il dono di conoscere Fiorella – ma anche per quanti, leggendo il suo libro, potranno conoscerla- diventa, perfino nei passaggi apparentemente meno significativi e meno drammatici, un simbolo, talora l’archetipo del suo mondo, del mondo di tutti noi, complesso e unico: così, le “amatissime pentoline rosse di plastica scadente”, messe in ordine sul pavimento da Fiorella bambina ma calpestate dal compagno di giochi tanto atteso, diventano percezione, nell’autrice, dei sentimenti più belli tante volte visti gratuitamente e maldestramente calpestati da alcune persone. Il racconto del triciclo rosso, poi, pur all’origine della prima esperienza ospedaliera dolorosa e drammatica, è comunque intima testimonianza del desiderio di un movimento autonomo e segna una significativa tappa nella storia di emancipazione materiale e di libertà. Allo stesso modo, da adulta, sebbene Fiorella ammetta di essere “restia a prendere la macchina”, è comunque “contentissima” di spostarsi in auto: “poter raggiungere in autonomia un posto lontano in poco tempo mi fa stare bene con me stessa” ; e lo è in mare, una volta archiviato l’uso del salvagente e avendo iniziato a usare le pinne, quando finalmente esclama- e mi sembra, leggendo quelle righe, di vederla di fronte a me pronunciare questa esclamazione a lei tanto cara, con i suoi occhi brillanti, appunto, per la meraviglia e la felicità – : “Che meraviglia!”. Si tratta di un’autonomia cercata e raggiunta anche a costo di far dispiacere e/o far preoccupare, seppure momentaneamente, le persone a lei care: l’acquisto della “casetta in collina” costituisce un altro step di tale percorso di autonomia, portato avanti con determinazione e caparbia nonostante il dispiacere del cognato (e la preoccupazione della sorella Stellina) per la sua decisione di vivere in città (“avrebbe preferito che comprassi un appartamento nel loro palazzo: sarebbe stato più facile darmi una mano!”) o quello della sorella Marianna per non avere disponibilità economica sufficiente ad acquistare la masseria di famiglia che Fiorella è costretta a vendere ad estranei per accedere al mutuo necessario per pagare la sua “casetta in collina”, quasi un sentimento di dispiacere/preoccupazione per la sua stessa scelta di essere autonoma (“a suo avviso, essendo disabile, avrei dovuto restare sempre nella famiglia d’origine e accontentarmi dell’immenso affetto che tutti provavano per me”): è un’autonomia che nasce dalla scelta “di vivere, non di sopravvivere”.
È, comunque, spesso, il sentimento di meraviglia che, pur in mezzo al dolore, alla delusione e alle difficoltà, Fiorella è capace di raccontare e trasmettere, perché esso è una dote intima del suo “io” e ce ne fa prezioso dono. Non condivido il pur affettuoso appellativo, usato da Emilio, uno degli amori speciali di Fiorella, probabilmente nato anche in riferimento a un contesto e a un abbigliamento balneare, di “fata ricoperta di stracci”. Arriva il momento illuminante in cui la stessa Fiorella osserva: “forse la fata non era più coperta di stracci […]. Il fatto è che gli ‘stracci’ erano negli occhi miei e della maggior parte delle persone”. Qualunque cosa gli stracci possano significare, riferiti a Fiorella, lei è fata- e oserei dire profeta- anche in virtù degli “stracci” che diventano, anzi sono, nel racconto, come nella vita concreta, empatia verso gli altri e verso la scuola, grazie a una visione del mondo “zoe-centrata, rispettosa dei sistemi viventi e caratterizzata da epifanie multiple e transeunti”, e che sono, contemporaneamente, per una misteriosa alchimia, consapevolezza, in riferimento a se stessa e alla propria storia, al proprio futuro, di un’ “eterogenesi dei fini”, di un agire non transitivo, consapevolezza dell’anomalia che si trova a ogni angolo di vita, rifiuto dell’idea che si prenda come modello esistenziale l’ “asfissiante Uomo del Ser” con la sua inutile e deludente, nonché illusoria, logica maniacale del controllo. Grazie allo scritto di Fiorella nasce anche nel lettore la consapevolezza che ogni persona è ricoperta di stracci, più o meno evidenti; la sfida, la cui posta in gioco è il conseguimento della felicità, è quella di vivere senza rinunciare ai propri stracci e senza rinnegarli, provando a mettere da parte, almeno parzialmente, “l’ego-agire […] promosso da un io totipotente” e adottare, con maggiore entusiasmo e convinzione del bene che ne può derivare, “l’eco-agire […] spostando l’attenzione concettuale dagli oggetti alle relazioni”. Riflessioni del genere, negli scritti di Fiorella Bellachioma, sono una miniera da cui trarre materiali e spunti preziosissimi anche in riferimento alla sempre crescente esigenza, avvertita da parte del mondo della scuola, di prestare attenzione agli Studenti e allo sviluppo delle loro competenze emozionali e affettive, e all’orientamento e alla personalizzazione dell’educazione pure in vista del benessere individuale e della serena gestione delle relazioni interpersonali.
Tutto ciò ho trovato in tantissime pagine di Eclissi di una stella polare di Fiorella Bellachioma; in particolare, le parole che ha dedicato all’esperienza legata alla morte della sua mammina sono state per me specchio e terapia dell’anima. Se ne va mammina, “guscio invisibile, intessuto d’amore, pronto ad accogliermi quando non ce la facevo più ad andare avanti”, con cui e grazie a cui si sono affrontati i sacrifici, i dolori, lo studio dalle elementari alla laurea conseguita con lode e a tanti importantissimi traguardi, con cui e grazie a cui si è compreso quanto sia deleterio, talora, attaccarsi alle convinzioni, alla coerenza, al ‘guardare la realtà’, ai “non mi sembra giusto”, perché per mammina quel che conta è non smuoversi “da quello che ‘sentiv[a]’ di fare” e perché “quando uno ama non vede ciò che è giusto e ciò che non lo è”. E, dopo la morte di mammina “è stato difficile non fermarmi, continuare a denti stretti, come hai sempre fatto tu”… Ma, “per compensare il vuoto del tuo non esserci più, mammina, di notte ti cercavo nei sogni”… E, inoltre, si fa di tutto per tenere in vita i sogni di mammina: “Allora sapevo già, tuttavia, che non ci sono lacrime, non ci sono parole, non ci sono ricordi in grado di esprimere l’amore e la gratitudine nei confronti di una persona che non c’è più. Si può solo continuare a impegnarsi per realizzare i suoi sogni”.
Grazie, Fiorella, perché le parole che hai rivolto, in una “corrispondenza di amorosi sensi”, grazie al tuo splendido scritto, alla tua indimenticabile sorellina, alla tua Stellina, le hai donate a noi, le hai donate a me. E, pur non essendone degno, io mi sono sentito di essere Stellina. Anzi, mi sono sentito di essere te!
“Amico mio,
tu e io rimarremo estranei alla vita,
e l’uno all’altro,
e ognuno a se stesso,
fino al giorno in cui tu parlerai e io ascolterò,
ritenendo che la tua voce sia la mia voce,
e quando starò zitto dinanzi a te
pensando di star ritto dinanzi a uno specchio”
(K. Gibran)
Quel giorno è arrivato: tu hai scritto, hai parlato al cuore e io mi sento meno estraneo alla vita… perché, “nella notte più buia non siamo mai soli…e in un angolo di infinito scorgeremo di nuovo lo scintillio della nostra stella polare”!
Grazie, Fiorella!
Napoli, 1 marzo 2025
Fabrizio Pagano
Giuseppe Ingegneri –
Dall’attore Giacomo Rizzo: “Sono una persona appassionata e mi piace tanto leggere. Quando, però, mi trovo tra le mani un libro scritto così bene da farmi vivere tutto quello che l’autrice racconta, provo una gioia profonda. Si tratta di una scrittura colta, ma semplice da capire e capace di catturare il lettore. *Eclissi di una stella polare* mi ha commosso, suscitando in me, nello stesso tempo, reazioni comprensibili rispetto a tutto ciò che la scrittrice racconta. Fiorella è una persona d’amore ed è proprio l’amore ad averle fatto superare tanti momenti difficili legati, soprattutto, alla ricerca di un uomo e di un bacio. Nella seconda parte il romanzo autobiografico si trasforma gradualmente in un saggio per i tantissimi argomenti trattati. Sono belli anche questi passaggi di cultura affrontati con semplicità e naturalezza, come se fossero riflessioni da condividere, alla portata di qualsiasi lettrice o lettore. Questo libro dovrebbe girare nelle scuole, farebbe bene a tutti. Nonostante le mille difficoltà, l’autrice é una persona felice. È la magia della grande cultura, che rende più forti e capaci di affrontare con coraggio i piccoli e grandi problemi del quotidiano. Grazie per questo dono”. Napoli, 25 febbraio 2025 – Giacomo Rizzo
Giuseppe Ingegneri –
Da Ernesto Fiorentino: “*Eclissi di una stella polare*” mi ha emozionato tantissimo. Si legge tutto d’un fiato, anche se molto spesso ho dovuto “interrogare” Google per comprendere i riferimenti filosofici presenti, soprattutto, nella parte finale del testo. Altro che fragile!!! Fiorella è una vera “tosta”. Devo dire che anche la prefazione è molto bella, sentita. Esprime tanto amore e ammirazione per l’autrice”. Ernesto Fiorentino Napoli, 4 marzo 2025
antonietta.l@alice.it –
Carissima Fiore ho letto il tuo libro, è un capolavoro colmo di amore, di tenerezza, di sofferenza, di conoscenza profonda, di ricordi vivi e solidi, insomma un meraviglioso intenso messaggio sulla vita che ha un senso solo se quel senso riusciamo in qualche modo a trovarlo. Leggendolo, mi è sembrato un pò come ammirare un quadro o meglio tanti quadri che scorrono sotto gli occhi e che tu hai dipinto come allo specchio. Mi è venuta in mente Frida Kalo che ha saputo andare oltre la sua sofferenza e ha dipinto la sua vita e tutta se stessa guardando allo specchio dal suo letto. Ma l’emozione per me assolutamente inedita è che mi sono ritrovata pure io dentro al libro e ho camminato con te, con i tuoi ricordi e i tuoi affetti, perché parte di tutto questo l’ho vissuto e condiviso e tutto questo è stato commovente e molto emozionante.
Hai spaccato Fiore (come direbbero i miei alunni)!
Ti auguro il meglio dal profondo del mio bene per te
Anto
Giuseppe Ingegneri –
Estratto da una lettera di Serena Zappa:
《Cara Fiorella, […] sui passi del cuore, con “vibrazioni emotive”, ho seguito la tua storia, guardando al coraggio ed alla bellezza del tuo zeitlose, il “fiore senza tempo” che dona forza e coraggio. I giovani, in particolare i tuoi nipoti ed i miei figli, possano scoprire questo fiore, per non arrendersi, per continuare ad essere desideranti e creativamente autonormativi. Con il tuo fiore senza tempo, avanti con gioia e speranza nonostante tutto, perché c’è sempre uno scintillio che brilla per te, per ciascuno di noi… e con il tuo realizzatore di sogni, avanti a vivere magicamente con tenerezza ed amore, respirando il brillio delle stelle sui passi del cuore…》
Francesco Grieco –
Francesco Grieco, Edoardo Vivard
Fedeli compagni di viaggio, abbiamo seguito con attenzione il percorso di scrittura di Fiorella Bellachioma, già a partire dal saggio Le sabbie dorate del fiume. Siamo stati testimoni interessati dell’evoluzione della sua ricerca instancabile, oseremmo dire addirittura febbrile, le cui linee argomentative intersecano i temi che più l’avvincono: in particolare la didattica e la cura; ma è in questione soprattutto la prospettiva di una didattica sperimentale e sperimentabile, che proceda impavida sui sentieri spiraliformi dell’ecodiadromia.
La lettura del nuovo libro di Fiorella, però, ci ha meravigliati e incantati. Se nei precedenti volumi dell’autrice il nostro passo di lettori avanzava lento, tesi come eravamo ad assorbire attentamente i concetti che venivano espressi, questa volta non siamo riusciti a impedire di essere trascinati all’interno di una corrente tumultuosa che ci coinvolgeva nella narrazione e ci costringeva a procedere in volata fino all’ultima frase.
La storia raccontata è emozionante ed è impossibile sottrarsi, in molti momenti, a una commozione autentica. Fiorella non ha avuto remore nel descriversi nella radicalità a volte feroce delle situazioni e nella cauta e impellente normalità del desiderio, dando conto della sua esperienza con un esemplare senso di integrità e di responsabilità; e tutto questo in un’epoca intasata da simulacri e da inquietanti proiezioni narcisistiche.
A nostro avviso il protagonista principale della storia è il corpo, che sembra il motore dello svolgersi degli avvenimenti; e questo di certo nelle difficoltà, ma in qualche modo anche nel trascendimento degli ostacoli. Un corpo che appare a volte come pura carne, involucro somatico sofferente e fragile, e tuttavia in altri casi si presenta immancabilmente nel ruolo di vettore di ulteriorità. Quando, nell’ultima parte del testo, la narrazione vira verso temi più teorici ( e ciò di primo acchito può sembrare un po’ straniante (, il riverbero emozionale di ciò che precede sembra guadagnare anche il discorso più astratto, insinuandosi tra le pieghe delle argomentazioni e donando un certo sentore di vita vissuta al tessuto concettuale.
In fondo, questo scritto ci ha indotto a pensare che Fiorella potrebbe essere una vera scrittrice di narrativa pura, poiché ci sembra del tutto a suo agio con il linguaggio letterario, ma sappiamo anche che la tensione morale dell’autrice di questo meraviglioso libro la conduce imperterrita verso i temi che predilige, verso gli obiettivi cui ha dedicato i suoi sforzi. La spessa stoffa di esperta docente non può accontentarsi di esiti puramente estetici, perché in discussione è il contributo alla ricerca di una didattica innovativa che in prospettiva sia di stimolo alle generazioni più giovani. Siamo a questo punto molto curiosi di scoprire, già a partire dalla prossima prova, come si svilupperà la sua scrittura e quale direzione prenderà. Come accade di pensare alla sua creatura Zeitlose in conclusione del saggio che chiude il volume, siamo certi che anche Fiorella Bellachioma, rispetto alla sua esistenza di donna e di ricercatrice, ricomincerà presto la salita.
Borgogni Uliana –
Ho letto in soli tre giorni il tuo libro Fiorella mi ha emozionato tantissimo da queste pagine ho imparato a conoscere te e la tua storia piena di momenti difficili ma anche piena d’amore e di tanta forza di volontà.Io non sono brava con le parole come te ma trovo questo libro bellissimo che leggendolo ha fatto riaffiorare anche in me ricordi dimenticati.
aurora natale –
Eclissi di una Stella polare
Fiorella Bellachioma
Ho trovato questo testo prezioso e unico nella sua “bivalenza”: bivalente perché nella prima parte è contenuto un messaggio di energia e di incoraggiamento per tutte quelle persone “svantaggiate” che si possono ritrovare, ognuno in modo diverso, come è successo a me, nella parte più narrativa di tante pagine autobiografiche davvero avvincenti, quelle che si leggono d’un fiato; mentre nella parte finale del libro, quella da leggere e meditare con più attenzione, l’incoraggiamento e l’energia sono rivolti maggiormente agli educatori; qui il linguaggio, spesso più tecnico e specialistico, è facilmente “divorato” da un pubblico diverso, composto in maggioranza da insegnanti, genitori, assistenti o “psi”, che possono trarne un valido aiuto per rapportarsi in modo costruttivo e proficuo con bambini, ragazzi, adolescenti o giovani, offrendo loro strumenti e valide motivazioni per una convivenza pacifica a livello di relazioni personali, sociali e con il mondo intero.
Il merito del libro va all’intelligenza e alla volontà di una donna veramente intraprendente, priva di qualsiasi pregiudizio, attiva e vitale, geniale e creativa nel suo modo di reagire agli ostacoli e alle difficoltà, nonostante già dalla prima infanzia le premesse per lei non fossero le migliori.
Alla base di questa straordinaria e singolare esperienza esiste il valore degli affetti all’interno della famiglia, intesa come spazio di comprensione costante fra tutti, un sodalizio amato e amorevole, uno spazio sicuro di accoglienza, di condivisione di emozioni e sentimenti, nel bene e nel male, nelle soddisfazioni e nelle difficoltà.
Chi come me ha alle spalle qualche studio universitario in comune con l’autrice, non può non apprezzare la sua solida, personalissima, sperimentata filosofia dell’educazione, un pensiero coraggioso, che trasmette ottimismo e speranza per il futuro.
Ma anche chi non è abituato al pensiero filosofico può trovare nell’esperienza di Fiorella Bellachioma una invincibile fiducia totale nell’uomo, una forza irrefrenabile che induce a non arrendersi mai di fronte a nessuna barriera, fisica, mentale o sociale.
Per tutti un messaggio di serenità, un invito a credere ancora nella parte migliore di ognuno di noi, la solidarietà: da vivere e da insegnare.
Aurora Natale, La Spezia, 22 maggio 2025
giuseppe zanniello –
Fiorella Bellachioma, Eclissi di una stella polare, Roma: Alabatros, 2025
Eclissi di una stella polare è il nuovo libro di Fiorella Bellachioma, ben nota nell’ambiente culturale napoletano per aver insegnato filosofia e storia nei licei e per il suo impegno nella scuola sperimentale per la formazione alla psicoterapia e alla ricerca delle scienze umane applicate, – fondata dallo psicoterapeuta Sergio Pino con il nome iniziale di scuola sperimentale antropologico-trasformazionale-, dove l’a. continua a insegnare.
Fiorella Bellachioma continua il suo impegno nella formazione dei giovani con un libro decisamente diverso dai saggi che aveva finora pubblicato, nel senso che il nuovo testo rappresenta il suo esordio nella narrativa, un esordio preparato dalla coltivazione, per lunghi anni, di un diario degli eventi più significativi della sua vita.
La “stella polare” nel titolo è la sorella, nata dieci anni prima di lei e recentemente scomparsa; con la sua stella polare l’a. dialoga ricordando episodi della loro vita familiare, per poi narrare in prima persona gli eventi che l’hanno trasformata in donna mai doma, che ha affrontato grandi difficoltà con animo fiducioso. L’a. svela il segreto del suo successo nella lotta per scalare montagne che apparivano insormontabili.
Con l’apertura della sua interiorità l’a. continua a insegnare ai giovani a trasformare i problemi in occasioni di crescita personale, senza paura. All’argomentazione logica e alla descrizione fenomenologica del vissuto esistenziale dei suoi precedenti libri, Bellachioma sostituisce la testimonianza personale per convincere i giovani a interrogarsi sul significato della vita umana: amare e farsi amare. Nella prefazione, il riferimento alla logoterapia di Victor Frankl non è casuale perché si sta presentando il libro scritto da una donna che ha sofferto molto dall’infanzia a oggi, ed è stata resiliente pensando alle persone che avevano bisogno di lei. Nello stesso tempo ha saputo -e sa- pensare alle molte persone che le hanno voluto -e le vogliono- bene, sorvolando invece sugli inevitabili dispiaceri provocatile da alcune persone non ancora uscite dalla chiusura narcisistica nel proprio ego ipertrofico.
Immagino che all’a. sarà costato manifestare erga omnes i tesori finora nascosti nello scrigno del suo cuore e di mettere a nudo anche le proprie fragilità; ma avrà superato il comprensibile pudore pensando a quante persone, finora, ha offerto la possibilità di amarla così come è. Si può fondatamente supporre che Fiorella Bellachioma abbia voluto scrivere questo libro per dimostrare ancora una volta riconoscenza e gratitudine alle persone che l’hanno aiutata a realizzare il suo sogno: prendersi cura delle singole persone e del mondo in generale.
Il valore pedagogico della narrazione sta nell’invito ai giovani ad andare oltre le apparenze, nel caso specifico i limiti fisici, per perseguire il sogno dell’amore totale e senza fine. Per la polisemia del vocabolo, ritengo giusto precisare che, complessivamente, nel libro la parola “amore” è intesa come “prendersi cura disinteressata dell’altro”, almeno dopo la fase iniziale del comprensibile intento di dimostrare la propria capacità di autonomia, nonostante tutto. Il libro dà speranza ai giovani: l’impegno a migliorare il mondo produce sempre dei frutti; se ognuno fa qualcosa di buono, senza attendere che sia un altro a incominciare, si genera una solidarietà nel bene che arresta o almeno rallenta la diffusione del male nella società. È un invito a interrogarsi sul senso globale della propria vita uscendo dal riempimento momentaneo del vuoto interiore con scampoli di spensieratezza.
L’appendice sull’ecodiadromia e la didattica è parte integrante del racconto dell’esperienza esistenziale dell’a. perché, riportando le parole pronunciate alla presentazione del suo ultimo saggio, da un dirigente scolastico, dal direttore della scuola di psicoterapia fondata da Piro, da un docente di storia e da un docente di pedagogia, documenta la capacità dell’a. di fare tesoro delle opportunità formative da lei incontrate zigzagando, per trasformarsi in fonte di energia positiva per tutti, specialmente i giovani. Con il racconto Eclissi di una stella polare, Bellachioma porta un esempio di come possano incidere nella vita di ogni giorno le idee espresse nel suo saggio del 2021, Zoe-zetesis. Natura vivente e ricerca per una didattica ecodiadromica.
La scrittrice si mostra aperta a nuove esperienze interiori; vuole andare sempre oltre, trascendere la contingenza e accogliere nuove opportunità di miglioramento di sé e delle persone intorno a sé.
Giuseppe Zanniello (Professore emerito di Didattica e Pedagogia Speciale dell’Università degli Studi di Palermo)
Palermo, 24 luglio 2025
Giuseppe Ingegneri –
Da Marinella Bellachioma 30 dicembre 2025 Ogni vita merita una narrazione. Fiorella Bellachioma in “Eclissi di una stella polare” ci narra la sua. Storia un po’ particolare di una bimba che nasce, in un momento di difficoltà della sua famiglia, con la fragilità di un cristallo. La scintilla della vita, tuttavia, è forte. Nulla la blocca, sostenuta dall’amore di una mamma che la esorta a mai arrendersi. Il motivo conduttore di questa storia è una “stella polare”, che si è eclissata, ma continua a risplendere oltre il buio. Una sorella più grande che, come lei, come mammina, come tutti i personaggi di questa narrazione, ha affrontato le difficoltà del vivere con coraggio sì, ma soprattutto con tanto amore. La lettura ci lascia alla fine un dono, un insegnamento: quando ci si sente persi in un universo che ci appare ostile, alzare gli occhi al cielo e ricercare la propria stella polare ci salva.
Ho avuto il privilegio di essere la cugina di Fiorella e Nella (Stella), la cui saggezza, il cui amore intrinseco, mi hanno guidato e fatto mantenere la rotta quando sembrava che per me non ci fosse una guida. Ragazzina forse un po’ sbandata e senza adulti come riferimento, anche io ho avuto, come Fiorella, in “mammina” e Stella un porto sicuro.
Nella pur evidente difficoltà di vivere, c’è sempre stato un sorriso, un piatto a tavola, una tazzina di caffè nei cui fondi scorgere il futuro.
Stella mi ha insegnato a nutrire gattini neonati, a guarire ferite, ad accudire uccelli e cani. Come non ricordare quando, vestita con abiti “alati”, ha insegnato ad un uccellino caduto dal nido a volare. E lui, cresciuto e volato nel bosco, tornava a posarsi sulle sue mani ad un solo suo fischio.
Sono testimone di quando Stella studiava alla luce delle scale del palazzo e/o a lume di candela. Sono testimone della forza delle braccia di mammina che, pur esile, Fiorella in braccio l’accompagnava in classe su per le scale di una scuola priva di sensibilità e con barriere architettoniche. Mammina, piccola, all’apparenza fragile, elegante, sempre sorridente. E tutto perché Fiorella può. Tutti possiamo.
Nella masseria in Puglia sono stata accolta in estati calde e per me fortemente impegnative. Compagnia fatta di famiglia, di risate, tavolate, stelle cadenti, luna silenziosa che sorgeva in ampi spazi.
Fiorella, la fata ricoperta di stracci. Stracci che coprono, ma non nascondono la magia dell’essere.
Il suo non arrendersi, la sua forza, la sua magia hanno catalizzato e catalizzano chi in Fiorella riconosce la propria stella polare. La sua storia parla, narra di anime forti, anime coraggiose, anime d’amore. E l’amore non ha corpo, l’amore semplicemente è.