In una fredda serata d’inverno, dinanzi al crepitio ipnotico del camino, una presenza candida ed elegante varca la soglia della vita di Vincenzo Rosato. Non ha i tratti spietati della fine, ma l’aspetto solenne e rasserenante di una promessa: è la Morte, giunta per condurlo via. Ma Vincenzo ‒ fante ed ex ardito, uomo semplice con la seconda elementare conquistata di nascosto ‒ chiede un’ultima grazia: il tempo per compiere un cammino a ritroso nella memoria, salutare la sua amata Francesca e lasciare ai figli, ai nipoti e al mondo il suo “testamento di vita”. Scritto come in un dialogo tra due mondi, dove la mano del nipote Antonio si fa strumento della voce del nonno, La Signora vestita di bianco e l’ardito Sassarino è un affresco umano di rara ed emozionante poesia. Dalla Castelforte contadina di inizio Novecento ‒ fatta di povertà, morsi di fame e lupi al pascolo ‒ al dramma dei fronti di guerra nei Balcani tra le tormente di neve a trenta gradi sotto zero; dalla dedizione assoluta per la sua Francesca alla riscoperta della propria identità attraverso la parola scritta.
Pagine autentiche, intessute di veracità e commovente candore, che trasformano la memoria di un singolo uomo nella storia e nelle radici di tutti noi. Un diario di terra, sangue, neve e amore universale.
Antonio Rosato nasce il 16 settembre 1967 a Minturno. Trascorre l’infanzia tra Castelforte, durante l’anno scolastico, e Carbone, dove passa le estati insieme ai nonni materni.
Dopo aver frequentato l’Istituto Tecnico per Geometri di Formia, intraprende la carriera militare vincendo il concorso presso la Scuola Allievi Sottufficiali di Viterbo. Da allora prosegue il suo percorso all’interno delle Forze Armate, dove è tuttora in servizio.
Parallelamente all’attività professionale, coltiva da sempre approfonditi interessi storici e culturali. Nel 2010 ha collaborato alla stesura del volume Con il Sud si riparte (edito da Controcorrente), firmandone un capitolo.
Dal 2016 al 2021 è stato Consigliere comunale a Castelforte. In questo periodo, coltivando la passione per la storia locale e approfondendo lo studio del Codice Diplomatico Caetano, ha individuato per la prima volta l’attestazione della parola “pizza” in un documento risalente al maggio del 997.
La scoperta, presentata e approvata in Consiglio comunale, ha contribuito al riconoscimento di Castelforte come luogo d’origine della prima attestazione scritta del termine.
Appassionato anche di storia dello spazio, firma articoli su questi temi per la rubrica storica del Comando delle Operazioni Spaziali ed è collaboratore della rivista Informazioni della Difesa.
Padre di due figli, Alessandro e Daniel vive oggi un felice secondo capitolo coniugale; con quest’opera si presenta per la prima volta al grande pubblico dei lettori.



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