Viviamo in un mondo sempre più efficiente, organizzato e controllato, ma anche profondamente squilibrato. Alla crescita delle conoscenze e delle possibilità tecnologiche si accompagnano crisi ambientali, disuguaglianze, paura dello straniero, perdita delle libertà, impoverimento delle relazioni e una crescente incapacità di cogliere la complessità.
Partendo dalla propria esperienza personale e dal particolare sguardo di chi ha vissuto a lungo come straniero, Claudio Manfredi mette a confronto due modi opposti e complementari di percepire la realtà: quello lineare, razionale e orientato al controllo e quello intuitivo, relazionale e aperto all’imprevisto. Le riflessioni di Carl Gustav Jung, Richard Nisbett e Iain McGilchrist si intrecciano così con episodi autobiografici, arte, educazione, politica, vita quotidiana e spiritualità.
D’altra parte non si limita però a descrivere le contraddizioni del presente. Invita a riscoprire ciò che la nostra cultura ha progressivamente trascurato: la creatività, il gioco, l’ascolto, la lentezza, il rispetto, il contatto con il corpo e con la natura. Perché cambiare il mondo significa innanzitutto imparare a guardarlo anche dall’altra parte, ricomponendo dentro di noi ciò che abbiamo separato.
Claudio Manfredi è nato e cresciuto a Genova e si è trasferito in Danimarca nel 1973. Laureato in Lingue presso l’Università di Roskilde, ha approfondito nel corso degli anni i suoi principali interessi: pedagogia, creatività e crescita personale, affiancandovi percorsi di formazione nell’ambito della terapia, della mindfulness e della meditazione.
Ha maturato esperienze di insegnamento rivolte a tutte le fasce d’età e ha coltivato la propria ricerca creativa attraverso il teatro e, soprattutto, la pittura. Negli ultimi anni ha inoltre rivolto particolare attenzione al rapporto con l’ambiente, alle pratiche sostenibili e alla realtà degli ecovillaggi europei. Dopo oltre quarant’anni trascorsi in Danimarca, conduce oggi una vita prevalentemente nomade.



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