Eravamo alla fine di febbraio del 2020, la primavera era ancora di là da venire, eppure quello sarebbe stato un mese di grande caldo, come mai se n’era sentito fino a quell’anno in quello stesso periodo. Era il cambiamento climatico, si diceva, l’uomo aveva approfittato troppo della bontà della terra e questa si ribellava con tutti i mezzi che aveva a disposizione. Forse non è stata estranea a tutto ciò la pandemia globale denominata coronavirus 2019 o COVID 19, che l’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva dichiarato Emergenza Sanitaria Pubblica di portata internazionale proprio il 30 gennaio di quell’anno, il 2020. E in quella mattina calda e serena, senza la necessità di indossare la mascherina che non era ancora stata imposta come obbligatoria a tutto il genere umano, almeno a quella parte che riusciva a venirne in possesso, prima che diventasse anch’essa oggetto di speculazione, commercio e contrabbando, Michele Capraro si affacciò dalla sua porta verso il magico giardino che attorniava la sua casetta di contrada Belvedere a Falconieri, mentre nel sua mente rimbombava ‘La cura’ di Battiato, come panacea di tutti i mali.
Nei primi giorni della pandemia da Covid19, mentre la Sicilia vive un tempo sospeso fatto di strade vuote e timori sommessi, il commissario Capraro viene chiamato a indagare su un omicidio che sembra un episodio isolato: un uomo trovato morto in circostanze poco chiare, senza apparenti legami con ambienti criminali. Ma la Sicilia, anche quando tace, custodisce trame che non si dissolvono. Un secondo delitto, più brutale e con contorni che richiamano antiche dinamiche mafiose, costringe Capraro a riconsiderare tutto. L’indagine nasce fragile, incerta e si complica man mano che emergono piste inattese: riciclaggio di denaro, rapporti opachi tra professionisti insospettabili, vecchie alleanze che resistono anche nel tempo del distanziamento sociale. La mafia non si manifesta in modo eclatante, ma è una presenza quotidiana, fatta di silenzi, protezioni e ruoli che si tramandano.
Il romanzo segue il Commissario mentre tenta di dare forma a un disegno che si rivela solo per frammenti. Un giallo che non cerca l’effetto, ma la profondità: un’indagine che si intreccia con la memoria di un territorio complesso, dove la verità non arriva mai di colpo e ogni indizio è un invito a guardare meglio.
Alessandro Salvatore Ferrara, nato a Caltanissetta il 25 novembre 1955, ha vissuto e lavorato tra la sua provincia, Palermo e l’area di Ragusa, ricoprendo incarichi di rilievo nella tutela del patrimonio culturale e nello sviluppo economico della Sicilia, fino al ruolo di Dirigente Generale del Dipartimento delle Attività Produttive. Per oltre trent’anni è stato Dirigente della Regione Siciliana, dopo una parentesi iniziale dedicata alla libera professione come architetto, disciplina alla quale è rimasto sempre legato.
La scrittura lo accompagna fin da giovane, ma è da pensionato che decide di dedicarvisi con continuità, portando a compimento lavori iniziati anni prima. Ha pubblicato Good Morning Sicily (2020), seguito da La ragazza di Pozzallo (2023) – tradotto in spagnolo e francese – e Il gioco del passato (2025). Capraro, la Sicilia e la mafia è la sua quarta opera e conclude la trilogia dedicata all’Ispettore-Commissario Michele Capraro.



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