La silloge poetica Gemiti di mantide, di Davide Roberto, si presenta al lettore come una catarsi viscerale, un itinerario sotterraneo dove l’esperienza amorosa si spoglia di ogni edulcorazione stilistica per rivelarsi nella sua natura originaria: feroce, assimilatrice, al contempo salvifica e distruttiva. Il titolo stesso racchiude il nucleo concettuale dell’intera opera. La figura della mantide, predatrice per antonomasia che consuma il compagno nell’atto medesimo dell’unione, diventa l’archetipo dell’eros, in cui il sentimento non è mai quiete contemplativa, ma un rituale sacrificale di fusione e annebbiamento. I “gemiti” sono al tempo stesso il lamento della vittima cosciente e il sospiro estatico dell’amante, in un cortocircuito emotivo che attraversa l’intera raccolta con straordinaria tenuta formale e lirica.
Davide Roberto ha 29 anni ed è medico. È nato in Cilento, ma vive a Monza dal 2016 per studio prima e lavoro poi. Cresciuto nell’ambiente scientifico, ha sempre guardato alla poesia come la possibile espressione del proprio mondo interiore. Arriva quindi Gemiti di mantide, opera introspettiva e spesso apparentemente contraddittoria con la professione di medico.



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