La silloge di Gabriele Criscione costruisce un libro che non procede per raccolta tematica, ma per metamorfosi: ogni poesia è una tappa di un percorso interiore che va dalla perdita dell’orientamento alla lenta, faticosa ridefinizione di una rotta. Il titolo stesso contiene il nucleo poetico dell’opera: la caduta non è negazione, ma condizione necessaria dell’espansione; la perdita non coincide con il vuoto, bensì con una nuova possibilità di crescita. Lo stile di Gabriele Criscione si caratterizza per una forte tensione visionaria unita a una scrittura densamente disegnativa. Il verso è spesso narrativo, ma non rinuncia a scarti lirici improvvisi; alterna un ritmo incalzante a pause riflessive, creando un andamento che ricorda il respiro irregolare del pensiero quando cerca di raggiungere la comprensione. La lingua è contemporanea, ma stratificata: convivono riferimenti mitologici, letterari, pittorici e filosofici, che non hanno funzione ornamentale, bensì strutturale. Il mito, l’arte e la storia diventano superfici specchianti attraverso cui l’io poetico tenta di decifrarsi.
Nato a Ragusa nel 2001, Gabriele Criscione è un giovane laureato in Biologia Ambientale. Il suo percorso di studi riflette il suo profondo interesse per la comprensione dei sistemi complessi della natura. Al di là dell’ambito scientifico, nutre una forte passione per la creatività: l’arte, la musica e, in particolare, la scrittura sono per lui vie essenziali di espressione personale. Nel 2021 ha pubblicato il suo primo libro, Sette sillabe, affermandosi come autore e dimostrando il suo bisogno di esplorare e condividere storie attraverso la parola scritta. Si definisce come una persona che cerca di unire la logica scientifica con la sensibilità artistica, trovando in entrambe le discipline un modo unico per interpretare il mondo.



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