A volte, nell’ordine apparente delle cose, qualcosa si rompe. È come ritrovarsi in un mondo parallelo a quello reale dove vivono tutti gli altri che non si accorgono di noi, un mondo sospeso tra la realtà, il passato e i sogni infranti. Un esserci che ci fa sentire altrove da dove si trova il nostro corpo, soli in mezzo alla folla pronta a giudicarci e a etichettarci come strani. La vita è un filo sottile, teso tra il bisogno di sopravvivere e il desiderio di arrendersi e in questa storia ci ritroviamo trasportati nel mondo di Lilith, una ragazza che da bambina era stata violentata dal padre e che soffre di un grave disturbo di personalità borderline, e Tyson, un bel ragazzo che si rifugia nel sesso di incontri fugaci e che anche lui ha avuto un’infanzia con un padre violento e una madre vittima come lui di questa relazione. I due protagonisti si incontrano più volte in una città indifferente, in feste dove l’alcol li rende vuoti ed estranei fino ad arrivare a una convivenza che potrebbe salvare entrambi. La sofferenza e il dolore si respirano in queste pagine e ci ritroviamo così a percorrere un viaggio di anime ferite, dove le parole e la scrittura raccontano la parte più profonda di ciascuno nel disperato tentativo di sopravvivere alla vita.
Shila Banin è nata nel 2007, è cresciuta nell’Oltrepò Pavese e oggi vive da sola a Pavia. Ha frequentato il liceo delle Scienze Umane perché ha sempre amato la psicologia e la filosofia. La passione per la lettura è iniziata durante le scuole medie e tra gli autori che apprezza di più ci sono Anna Todd ed Enrico Galiano. La scrittura, però, fa parte della sua vita da ancora prima: già alle scuole elementari scriveva racconti e piccole storie. Scrive soprattutto quando prova emozioni forti, come la rabbia o la tristezza e trova ispirazione quando si trova sui mezzi di trasporto o quando è al parco. Ha sempre amato anche il mondo dello spettacolo della musica.



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