La felicità della chiocciola, di Carmela Italia, non è un semplice romanzo storico, ma un’opera di potente e oscura suggestione che trascende il genere, mescolando l’indagine storica con una profonda, quasi mistica, tensione religiosa. L’autrice ci immerge in un mondo di pirati e violenza, ma lo fa con una stratificazione narrativa che eleva il racconto ben oltre la mera avventura marinaresca. La trama si sviluppa come un serrato duello tra la violenza umana e la potenza divina, confinato nello spazio claustrofobico di una galea e di un’isola battuta dal maltempo. L’eccellenza del romanzo risiede proprio nella sua atmosfera: una mistura vivida di odori di salsedine e fatica che si attaccano addosso ai protagonisti, creando un’ambientazione palpabile. Il ritmo è incalzante, non offre tregua, passa rapidamente dalla quiete precaria al dramma apocalittico e, infine, all’angoscia del thriller investigativo. Il cuore pulsante della narrazione è Lucianetto, l’investigatore-barbiere, una figura di intelletto e logica in un mondo dominato dalla forza bruta. La sua meticolosa ricerca, fatta di osservazioni acute e interrogatori serrati, è affiancata da una galleria di personaggi affascinanti che fanno da contraltare alle sue indagini minuziose. Lo stile della nostra autrice è diretto, quasi cinematografico, e attraverso l’uso sapiente del dialogo, garantisce un’immediatezza e un’intensità rare.
Vita e miracoli dell’autrice
Sicura e giovane promessa del giallo italiano d’annata (1535), è nata a Siracusa il 1° novembre del 1940.
Ha studiato medicina a Torino e sempre a Torino ha lavorato come medico ospedaliero in otorinolaringoiatria.
Allieva della scuola di scrittura Holden, ha pubblicato qualche racconto sulla “Serpe”, rivista letteraria degli ordini dei medici. Un breve scritto ha ricevuto in premio la “Lampada da libro” con AC trasformatore, batteria-pacchetto e lampadina da ricambio inclusi. Non batterie.
Anche una sua commedia ha ricevuto un premio, ma tutti gli interpellati hanno con entusiasmo rifiutato di rappresentarla. Le piace: il colore rosso, la pasta con le melanzane, il rumore della pioggia, il lungomare d’inverno. Adesso che ha imparato a vivere, le tocca andarsene: questo non le piace. Ma c’è di peggio. C’è di peggio?



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