In La casa delle ricette perdute che ha come protagonista Amalia, la narrazione si dipana attraverso un ricco arazzo di relazioni femminili e di tradizioni culinarie, legate inestricabilmente alle storie personali e storiche delle donne della sua famiglia. A partire da Marianna, cuoca del re Carlo Alberto durante il suo esilio. Le ricette non sono semplici piatti, ma testimonianze viventi di sofferenza e resilienza, che si intrecciano con le vicende della monarchia sabauda.
Lisbona e Torino diventano i poli di una geografia emotiva, dove il bacalhau non è solo un piatto tipico, ma un simbolo dell’identità portoghese che Amalia offre ai torinesi e milanesi, rendendo visibile l’importanza della memoria culinaria come atto di resistenza. Olinda, prozia di Amalia, incarna l’arte del “fai da te” in un contesto di fine Ottocento, dove le donne non hanno altro supporto se non la solidarietà tra loro. Le sue ricette diventano strumenti di cura per le donne vittime di violenza, un modo per restituire forza in un’epoca di silenzio.
Irene Mattioli, originaria di Torino e proveniente da una famiglia operaia, ha intrapreso un percorso formativo che l’ha portata a conseguire il diploma all’Istituto magistrale. Dopo aver lavorato in ambito commerciale, si è laureata in Lettere Moderne, con una tesi focalizzata sul complesso rapporto servopadrone presente nelle opere di Goldoni, Diderot e Alfieri.
Appassionata di teatro, cinema, arte e viaggi, ha visitato luoghi come Mauritania, Marocco e Brasile, trovando nel Portogallo la sua patria d’elezione.
La casa delle ricette perdute è il suo primo romanzo. Nella vita privata si dedica con gioia ai suoi tre nipoti: Beatrice, Filippo e Paco.



Recensioni
Ancora non ci sono recensioni.