Il romanzo esplora un’ossessione amorosa, che deve il titolo a una espressione della protagonista Laura (la quale, per risollevarsi dalla débâcle sentimentale ed economica del divorzio da Roberto, coraggiosamente decide di aprire un catering bistrot, il Vivi Bio; il riferimento è relativo alle ricette per cucinarsi il marito), e ha uno stile personale e una forma difficilmente ascrivibile a un solo genere: una commedia, certo; ma anche un romanzo di resistenza femminile. È un’opera in cui si coglie una certa misura di critica sociale, femminismo e analisi del nostro presente. Coglie molti tratti dello spirito della Milano di City Life, di Montenapoleone, dei cupcake e della cultura bio, dei parrucchieri stilisti e delle banche, dello spirito imprenditoriale e dell’operosità delle periferie e delle start up, ma anche delle trame politiche, della solitudine di una vita sempre spinta a ritmi estremi, dei pericoli delle droghe e dell’alcool per combattere lo stress.
Questi temi, appena suggeriti, si inseriscono in una vicenda piuttosto universale e tutto sommato di carattere molto intimo e privato, fatta di anarchia e amore. Ma si sa il privato è politico. Se in primo piano abbiamo le tematiche della rinascita di una donna combattiva e decisa a non lasciarsi schiacciare dall’abbandono, poi arrivano il razzismo, l’intolleranza, l’avanzata della destra e il populismo a livello mondiale, lo stalking, il rapporto genitori-figli e la maternità come emancipazione e non come schiavitù. Anche la vena umoristica è alternata ai momenti drammatici, e i dialoghi sono spesso comici.
Nina Di Majo, nata a Napoli nel 1975, debutta come regista, attrice e sceneggiatrice con il corto Spalle al muro (1997), vincitore del David di Donatello. Successivamente scrive e dirige il film Autunno (1998), presentato al Festival di Venezia (“Cinema del presente”) e selezionato ai festival di Amburgo, Venezia- Hollywood e al Nice Film Festival (NY, San Francisco, Marocco, Mosca). Nel 2002 firma la regia e la sceneggiatura del film L’Inverno, presentato alla Berlinale (“Panorama”), in competizione al Chicago Film Festival, candidato all’European Award e vincitore del Globo d’oro per l’attore Fabrizio Gifuni e del Premio Internazionale della Fotografia. Nel campo dell’arte contemporanea e dei documentari, dirige Merci (2002) sulle opere di Natalie Silva per Artecinema, la performance AFO 4 (2004) al Roma Europa Festival, U92 (2005) sull’installazione di Peter Greenaway, Marsyas (2006) sul lavoro di Anish Kapoor alla Tate Modern di Londra e il video ritratto Umberto Manzo. In seguito firma la regia e la sceneggiatura della commedia Matrimoni e altri disastri, distribuita da 01, e del documentario Hans Werner Henze: La musica, l’amicizia, il gioco (2017). Ha inoltre diretto il film collettivo La Prima Onda. Milano al tempo del Covid-19 (2020) ed è regista, sceneggiatrice e produttrice del film Nanni Balestrini: poetry Boy (2025). Artista multimediale, autrice di libri e saggi collettivi, è docente di audiovisivi lineari e sceneggiatura presso NABA, IULM E UNISA.



Recensioni
Ancora non ci sono recensioni.