Il rito del tempo di Tarcisio Moschetta è una silloge intensa e suggestiva, che si muove su rette, talvolta convergenti, talvolta parallele. In essa vengono messe in evidenza alcune dualità esistenziali, che si configurano come grandi dilemmi ai quali l’autore prova a trovare un senso. Esso viene individuato nell’amore, che è descritto non come un’idea astratta, ma come un’esperienza totale e concreta, che unisce gioia e dolore, presenza e assenza, desiderio e passione. Grazie alla voce poetica, costantemente in prima persona, Tarcisio Moschetta crea un effetto di immediata intimità e confessione, che fa brillare di autenticità la sua poesia.
Tarcisio Moschetta (Farra di Soligo – TV, 11 luglio 1933 – 20 maggio 2021), laureato in Pedagogia e direttore didattico, era attivamente impegnato nella vita politica e sociale. Amante della natura e lettore instancabile, coltivava un interesse per la letteratura di ogni genere, con una particolare passione, negli anni della maturità, per i romanzi ambientati nell’antico Egitto. Quando era maestro elementare negli anni ’70, insieme alla moglie Piera, ideò un progetto innovativo per insegnare ai bambini a scrivere poesie. Era convinto che ogni bambino avesse dentro di sé una vena poetica e che la poesia potesse essere un modo spontaneo e autentico per esprimersi. Il dattiloscritto nato da quell’esperienza fu letto e apprezzato dal poeta Andrea Zanzotto, e si trasformò poi in un libro, Momenti – Poesie di bambini, che raccoglieva più di settanta poesie dei suoi piccoli autori.













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