“Le parole sono vitali: danno forma alle cose, plasmano mondi sia in chi le ascolta sia in chi le pronuncia. Hanno la forza di creare e di distruggere. Hanno la capacità di tenere insieme i pezzi dell’esistenza, soprattutto quando questa si disperde e si deprime nella mancanza di gesti, di presenze, di certezze. Per quanto sia vero, infatti, che servono azioni concrete per confermare l’autenticità dei discorsi, è anche vero che, più spesso di quanto si immagini, una parola giusta, pensata e pesata, può fare la differenza”. Delicata come un’ape che di fiore in fiore si posa, l’autrice volteggia su un campo di parole per “scegliere” quelle per lei oggi più significative e raccoglierne tutto il nettare. Sono parole d’uso comune, a volte “insidiose” (è il caso di “Abbastanza”), difficili da definire (“Bellezza” o “Cattivo”), necessarie (“Consenso”), complesse (“Cultura”), ab-usate (“Donna”), semplici (“Mamma” e “Papà”) o scomode (“Vuoto”)… Parole che fanno parte del nostro quotidiano eppure potenti, nel cui significato più profondo scopriamo qualcosa di più di noi stessi, del nostro mondo interiore e di quello che ci circonda.
Michela Conte è nata a Taranto il 21 settettembre 1988 e vive a Mariano Comense (CO). Ha conseguito la laurea in teologia presso la Facoltà Teologica Pugliese, dove si è poi specializzata in antropologia. È insegnante presso il liceo artistico statale A. Modigliani di Giussano, membro del Coordinamento Teologhe Italiane, giornalista pubblicista per Odysseo – Navigatori della conoscenza, iscritta all’albo nazionale dei giornalisti italiani. Collabora anche come content creator con diversi enti e riviste del settore delle risorse umane e della formazione.



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