In questa raccolta, Edi Antonio Bressan intreccia tracce d’ebano e d’avorio, scarti chiari e scuri che diventano mappe dell’anima: montagna e lago, neve e oceano, vento e fuoco, città e foresta. Si può essere balene e falene: creature dell’abisso e della luce, pesanti e leggere, capaci di sprofondare e di cercare un varco. La realtà quotidiana – concreta, granitica – resta un argine possibile, ma è l’immaginazione visionaria a trasfigurare il paesaggio in leggenda: come nelle suggestioni unamuniane della città sommersa e delle campane udibili nella notte. Ne nasce un realismo magico interiore, fatto di contrasti, tenerezza e inquietudine. È una raccolta che, sotto il silenzio degli astri e degli oceani, cela la più segreta delle paure: il silenzio dell’anima.
In un mondo dove le persone sono semplici ingranaggi, Poesia vuol dire creatività, vedere il grande nel piccolo e il piccolo nel grande. Sognare insieme con l’immaginazione che unga e permei gli angoli e gli spazi della nostra vita. Rompe i legacci della rassegnazione che annienta. Mira a cose irraggiungibili che mettono in movimento per avventurarci e rischiare …
Edi Antonio Bressan è nato a Schio nel 1965, ai piedi delle Piccole Dolomiti, in un territorio segnato dalla lana, dall’archeologia industriale e da una natura che dialoga con la memoria. Laureato in Storia all’Università Ca’ Foscari di Venezia, insegna Italiano e Storia e vive da sempre a Magrè, quartiere sospeso tra la città e la valle del Leogra. Camminatore e corridore solitario, trae ispirazione dai paesaggi dell’Alto Vicentino e dal mondo che lo circonda, osservato lungo quella soglia sottile in cui realtà e immaginazione si incontrano. Ha pubblicato I Copti (1994), come traduttore dal francese, e La messa in piega (2024), come autore.
La sua scrittura si muove per contrasti: ora incisiva e vibrante, ora lieve e sfumata, come la vita che tenta di raccontare.



Giovanni Lidio –
Balene e falene, ebano e avorio, ombra e luce, vita e morte… siamo soliti metterli in contrapposizione, come realtà e concetti inconciliabili tra loro.
Eppure, ciò che è impedito dall’apparente realtà e dalle valutazioni della nostra mente è in verità permesso dall’intuizione poetica.
Infatti, non c’è abisso e profondità che non aspiri a barlumi di chiarore e leggerezza… ebano e avorio che, sia pure così distanti nei loro colori, non condividano il valore della loro qualità e pure spesso lo stesso strumento musicale… ombra e luce che s’intrecciano tra loro continuamente come in cerca l’una dell’altra… così anche vita e morte che, inconciliabili e separate da un vero spartiacque, diventano eternità presente nella memoria di chi rimane…
In poesia si chiamano ossimori e nelle poesie di Edi, come pure in quelle da lui proposte, ne costituiscono la travatura, con la particolarità che questi opposti diventano tra loro sorprendentemente complementari e indispensabili…
Affascina in questo lavoro di Edi anche la capacità di tessere un dialogo poetico, quindi esistenziale ed essenziale, tra sé, il lettore ed altri autori, come Baudelaire, Rilke, Montale e Caproni… Parafrasando un testo famoso, si potrebbe affermare che “l’essenziale è invisibile agli occhi. Non si vede bene che con la poesia”. È dunque un “parlarsi” tra persone diverse e forse con desideri, appunto come ossimori, opposti. A loro e a chi legge l’autore non impone ma solo propone una risposta “nella granitica ordinaria quotidiana realtà su cui puntare i piedi e vivere”, lasciando ultimamente allo stesso lettore la scelta di accoglierla o di cercarne altre altrove portando con sé un punto di domanda…