Gino nasce il 5 gennaio del 1981 con una grave cardiopatia. Sin da piccolo affronta “viaggi della speranza” verso il Nord, perché al Sud le terapie non erano allo stesso livello di avanzamento medico-scientifico; poi vola negli Stati Uniti. Gli anni passano, si sottopone a interventi chirurgici, convive con la malattia, cresce coraggioso, sorridente e libero fino alla fine. L’autrice ci narra di quella che è la prova più difficile in assoluto nella vita, affrontare la perdita di un figlio. Ferma sulla carta le emozioni, potenti, i ricordi dolorosi e gioiosi, le testimonianze vivide di amici e parenti.
Ida Tievoli è nata a Mottola, in provincia di Taranto, il 2 novembre 1957. Dopo la maturità scientifica ha frequentato una scuola di estetica a Lugano e dall’età di 21 anni si è sempre dedicata a questa attività con passione, fino al pensionamento. Questo libro, che rappresenta il suo primo lavoro in qualità di scrittrice, nasce dalle proprie esperienze dirette di vita, in particolare di Madre attenta all’ascolto dei bisogni dei propri figli. Bisogni a cui ha cercato di rispondere sempre e innanzitutto con la voce del Cuore.



Raffaele Quero –
” Da lì saranno felici di accompagnarmi , sabato 17!!! Abbasso il libro sul petto guardo l’orologio sabato 17 . Questa lettura ti accarezza il cuore e ti un pugno nello stomaco . Grazie Gino
pietroconvertino@libero.it –
Un libro che affronta uno dei temi più dilanianti che l’esperienza umana possa conoscere: la perdita di un figlio. È una testimonianza cruda, autentica, attraversata da una corrente potentissima di amore materno che, proprio nella tragedia, assume un carattere quasi ossimorico: mentre la morte e la sofferenza occupano il centro della scena, l’amore esplode, irrefrenabile, a illuminare anche gli angoli più cupi del dolore.
Ida, madre spezzata ma non arresa, ci accompagna dentro la sua elaborazione del lutto con una voce limpida, a tratti poetica, a tratti spietata. Non ci risparmia nulla: lo smarrimento, la rabbia, le domande senza risposta. Eppure, sotto ogni parola, pulsa una devozione materna di impronta “marianologica”. È proprio questo slancio che trasforma il libro in qualcosa di più di un memoriale: è un atto d’amore. Particolarmente toccante è l’esplorazione del senso di colpa nei confronti di Giuseppe e Massimiliano. Il dolore per la perdita si mescola alla colpa per l’eventuale ( e per chi conosce Ida: quasi irreale) trascuratezza, creando un cortocircuito emotivo che tocca profondamente chiunque abbia vissuto, anche solo da lontano, questo lutto.
Questo libro non consola, ma accompagna in maniera vera e dunque lacerante. Non offre soluzioni, ma condivide la sopravvivenza, ciò che resta. E lo fa con una grazia che nasce proprio da quel contrasto stridente tra il buio della morte e la luce tenace dell’amore materno. Un libro che resta addosso, come il dolore, ma anche come l ottimo ricordo che tutti abbiamo di Gino: sempre a 300 a l’ ora!
Carlo Sansonetti –
Ciao Ida, grazie.
Una carezza è stato tutto il libro, come di una farfalla che ti si posa lieve sul dito di una mano e tu senti le sue zampine che si aggrappano alla tua pelle, e non ti lasciano fino a che non hai fatto il giro di tutta la casa.
Poi va via in pace, lasciando pace dietro di sé, pace nel cuore di chi ti ha letto.
Gino ha fatto un altro miracolo.
Grazie Ida!
Simona Semeraro –
Ho letto il libro tutto d’un fiato, una condivisione autentica e potente. Ricca di spunti di riflessione ed insegnamenti. Un libro che arricchisce il lettore!
FRANCESCA ALOISIO –
Questo libro garantisce una lettura profondamente toccante, suscita forti emozioni, arriva dritta al cuore e l’anima ne è totalmente coinvolta! Forte è la presenza dell’amore in tutte le sue sfumature verso un figlio e la vita stessa. Immensamente grata di aver conosciuto Ida nel mio cammino di vita terrena!
Pat –
Un libro speciale scritto da una donna e mamma coraggiosa.
La lettura risulta molto scorrevole e per quanto il tema affrontato sia forte, a fine viaggio non c’è spazio per la tristezza. È un libro che trasmette tanta forza e conforto. Grazie Ida. La bellezza della tua anima traspare dalla tua persona e l’hai trasmessa ai tuoi splendidi figli. Sei e siete un esempio di vita.
Siete dei meravigliosi fiori di cisto.
Eligio –
Un libro che arriva dritto al cuore.
“A 300 all’ora” non è solo un libro: è un grido, un abbraccio, una corsa dentro il dolore e l’amore più autentico. Ida racconta la sua storia con una sincerità disarmante, che colpisce come un pugno allo stomaco ma che lascia anche spazio alla speranza e alla bellezza della memoria.
Conoscevo Gino da bambino, abbiamo condiviso un pezzo di vita insieme, e forse anche per questo le pagine mi hanno travolto ancora di più. Ma credo che chiunque lo legga, anche senza conoscerli, possa sentire forte il legame tra madre e figlio, la forza che può nascere anche dalla sofferenza più grande.
È un libro che ti resta dentro, che fa riflettere sul valore del tempo, degli affetti, della vita. Lo consiglio davvero a tutti, soprattutto a chi ha voglia di sentire qualcosa di vero, di umano, di profondamente toccante.
Grazie Ida.
Mariangela89 –
La lettura di “…a trecento all’ora” è stata per un viaggio. Un viaggio innanzitutto nel mio passato, in una storia che conoscevo molto bene e di cui allo stesso tempo ho scoperto dettagli a me completamente sconosciuti. È stato anche un viaggio nel dolore perchè la perdita di una persona speciale, amante della vita e così forte di fronte alle proprie sfide, non può che far soffrire e portare con sè anche un po’ di rabbia. Più di tutto, però, è stato un viaggio nell’Amore, quello con la A maiuscola, perchè in ogni gesto e in ogni parola dei protagonisti di questo libro si riconoscono sentimenti che il tempo o la distanza fisica non potranno mai scalfire. Grazie alla scrittrice e grazie a Gino per avermi fatto capire il vero significato della parola Coraggio. Dopo la lettura, mi sono chiesta come si misuri una vita. Se dal numero dei giorni vissuti o se dal numero di cuori in cui si lascia un segno e dalle esperienze vissute. Credo che la risposta sia nella seconda opzione e che Gino abbia vissuto in realtà molto più a lungo di tante altre persone.
Manchi, Gino, ma “ora so che sei nella luce”.